LA RESILIENZA

La Resilienza è  la “capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi.” (Wikipedia)

Sono cresciuta in una famiglia che mi ha riempita di stimoli fin da piccola. Ho imparato a creare, a cantare, a dipingere, ad essere responsabile e soprattutto a re-agire in modo pro attivo a qualunque avversità. Questo ho visto fare ai miei genitori nelle proprie vite e in famiglia, questo ho istintivamente propiziato nella mia.

Ho quasi 48 anni e di avversità ne ho attraversate parecchie, di varia natura, né più e né meno di tanti altri.  Traumi che, come un ciclo che ripete se stesso, si sono riproposti come un copione ogni volta con qualche elemento diverso. Come un appuntamento con la possibilità di sperimentare la stessa circostanza facendo scelte diverse.

Nei primi decenni della mia vita, il pensiero dominante era: “uffa, ma perché capita sempre a me?”   Poi il pensiero è diventato: “Ancora? Perché di nuovo?”  Fino a che ho compreso che non erano le circostanze a ripetersi all’infinito, ero io che come un disco rotto attiravo ripetutamente la stessa esperienza (seppur inconsapevolmente) per darmi sempre nuove opportunità per risolverla in maniera favorevole. Come lo stesso nodo che torna al pettine per essere sciolto.La ciclicità del tempo e la resilienza

Una volta raggiunta la consapevolezza di non essere spettatrice passiva di un’ingiustizia, bensì creatrice inconsapevole di un copione modificabile, mi sono regalata la possibilità di avere una guida esperta, una psicoterapeuta che pazientemente e con amore, mi accompagnasse nei meandri dell’inconscio, dove avevo ammucchiato scatoloni su scatoloni di emozioni inevase. Inascoltate.

Ogni scatolone era pieno di qualche dolore inascoltato pieno di paura e con questa, tanta tanta energia bloccata. Come un nodo.

Ogni volta che la vita mi aveva ri-presentato il trauma, io avevo reagito con fermezza. Senza esitare, come chi viene ferito e si rialza subito quasi alienato e dice: “non è successo nulla, non mi sono fatto niente”, per non dare soddisfazione al nemico, alla paura, all’aggressore. Per non deludere gli spettatori, le aspettative degli altri, le mie. Con apparente resilienza.

Ricordo ancora alcuni che al funerale di colui che fu mio marito, dicevano: “Mujer! Tu eres de acero!” (Donna, tu sei d’acciaio!) Nemmeno una lacrima versata davanti agli altri. Solo la bruciante necessità di reagire per paura di perdermi nel dolore. Quella stessa paura che già mi aveva fatto accumulare montagne di “scatoloni” nell’inconscio.

Ero una Fiamma d’acciaio invulnerabile ai colpi. Credevo.

Meravigliosa ciclicità nella vita che mi riporta allo stesso punto una volta ancora.

Una volta ancora, oggi, vengo travolta da un accadimento traumatico, (di cui certamente racconterò approfonditamente fra qualche tempo)

Sono stata attirata con l’inganno nel “Bosco delle Meraviglie”, e ho permesso al lupo di rubare la luce della mia chioma nera come la notte. Ho vissuto un’esperienza di tortura fisica e ho visto bruciare la mia ingenuità. Sono uscita da quel “bosco” traumatizzata. Brutalizzata. I miei capelli svuotati dalla vita e dalla lucentezza in un procedimento doloroso che li ha  fatti cadere a grappoli davanti ai miei occhi increduli. Trasformati in stoppa. Certamente un’inezia, rispetto alle tante altre occasioni traumatiche ben più dolorose vissute finora.

“i capelli ricrescono” è vero.

Tuttavia questa volta è accaduto qualcosa di diverso. Stavolta ho scelto di accogliere il trauma.

Stavolta ho deciso di sperimentare una modalità diversa. E invece di nascondere il mio dolore, la vittima, la mia vulnerabilità, ho scelto di lasciarla esistere, anche perché la mia chioma gialla e bruciata è impossibile da nascondere. Persino a me stessa.

Ho scelto di permettere al dolore di prendere spazio. Di essere. L’ho ascoltato. Ho messo da parte la voglia di mostrarmi invulnerabile per timore di deludere, di rimanere indietro. Mi sono fermata.

Come se avessi avuto di fronte quella bambina ferita che non capisce perché qualcuno possa volerle procurare dolore. Piccola bimba dai capelli d’oro (bruciati)

E per la prima volta ho davvero compreso cosa significhi la resilienza.

In psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.” (Wikipedia)

Anziché mostrarmi dura come l’acciaio, al colpo; stavolta l’ho accolto, avvolto. Ammortizzandolo come un cuscino che depotenzia la forza d’urto.

Sono entrata in questo mio dolore completamente, ed ho compreso il dolore di molte altre persone che vivono situazioni simili, ben più gravi.

Ho sentito nella mia paura la paura di quelle persone che si guardano allo specchio giorno dopo giorno senza riconoscersi perché impegnate nel combattere una malattia spietata. Ho sentito nel mio imbarazzo, l’imbarazzo e lo sconforto di chi per una qualche ragione si trova trasformato dal tempo, dagli ormoni, da situazioni di stress che generano alopecia.

Ho ascoltato e compreso nel mio, quel dolore di chi sente negli altri la paura e la necessità di rassicurare sé stessi ed il proprio timore, nel consolare me.

La difficoltà dell’altro di ascoltare, di entrare in contatto realmente con il mio dolore.

Ho scoperto che questo dolore è prezioso, è un filtro per riconoscere l’amore.

Solo chi è capace di stare in contatto con il mio dolore e trattarlo con amore e cura, desidero accanto.

Sono una professionista della relazione d’aiuto e, mentre curo le mie ferite, sono riconoscente al fuoco che m’ha bruciata rendendomi umana, meravigliosamente vulnerabile. Capace di entrare in contatto con l’altro anche in questo dolore. Con amore.

“Accedi a te attraverso me”

SOGNARE PER CREDERE

Iniziamo a sognare già nel grembo materno, sul piano psichico la funzione del sogno è quella di ricollegarci alla presenza primaria (F. Fornari) come un cordone ombelicale che ci collega al tutto. Ad un’energia assoluta, attraverso le cui forme, prendiamo forma e materia.

Se fin dagli antichi tempi, da Eraclito (IV sec. a.C) ad Artemidoro di Lidia (II sec. d.C), l’oniromanzia ha cercato di definire origine ed interpretazione dei sogni, secondo il principio della libera associazione attribuendo al Sogno potere terapeutico, profetico e divinatorio; molti hanno dedicato studio a questo fenomeno così curioso, in cui sembriamo essere attivi oltre il controllo fisico. Di fatto, nella fase REM quella in cui stiamo sognando, il nostro corpo viene immobilizzato dal cervello, come in un meccanismo di difesa che disconoscono i sonnambuli che, invece, riescono ad alzarsi e dare vita al sogno anche col corpo.

Freud dedicherà i suoi studi ad analizzare il processo che struttura i sogni e successivamente Jung si focalizzerà sulla metafora costituita dal sogno, per il sognatore.

Per Jung sono le immagini la chiave di lettura dei sogni, ovvero cosa tenta di dirci il nostro inconscio mettendo in scena quella particolare scena.

C’è addirittura il sogno lucido di Inception [2010], una pellicola geniale che mostra come effettivamente lo stato di presenza all’interno di un sogno, possa lasciare spazio ad una creazione consapevole di scenografie funzionali per la nostra realtà.

Ce n’è da perdersi nel sogno, un argomento tanto vasto quanto coinvolgente che ci invita insistentemente a porre l’attenzione su quel sottile limite tra sogno e realtà, un po’ alla Matrix [1999].Cosa possiamo utilizzare per evitare di perderci nei meandri onirici privi di parametro cosciente?

Fritz Perls, il padre della Gestalt, ha avuto l’intuizione di porre l’accento sul PRESENTE. Sul QUI E ORA del sogno e del sognatore, favorendo l’integrazione e la consapevolizzazione che tutti gli elementi del sogno sono frammenti della personalità del sognatore . Fritz Perls dice: “Nel sogno o nel perimetro del sogno, nell’ambiente del sogno, troviamo tutto quello che ci serve: le difficoltà esistenziali, la parte mancante della personalità, tutto quanto” (La Terapia Gestaltica parola per parola. Roma, Astrolabio – Ubaldini 1980)

Immaginiamo di poter osservare i nostri sogni, trovando in ciascun elemento di questi, un indizio un messaggio, un’opportunità di esplorazione di qualcosa che a livello cosciente non riusciamo a vedere. Ecco che Perls parla di fare esperienza di un sogno, piuttosto che di analizzarlo. Un ascolto attento e partecipe dei sogni, può diventare un prezioso valore aggiunto anche nella relazione di aiuto e insieme al Counselor può essere interessante lavorare sui sogni in modo creativo focalizzando sull’esperienza nel qui e ora.

E tu? Cosa hai sognato stanotte?

Magari non te lo ricordi, può capitare di non ricordare i sogni, sebbene ne abbiamo fatti, possiamo tuttavia allenarci a ricordarli progressivamente sempre meglio iniziando a tenere un DIARIO DEI SOGNI. Io ho scelto di comprare un bellissimo quaderno con una piuma disegnata sopra, una penna romantica (perché si inizia a sognare già da prima di dormire) ed ho iniziato a trascrivere i miei sogni, quando li ricordavo, appena sveglia. Scrivo la data, il sogno, e le sensazioni che ho provato nel sogno e nel trascriverlo al risveglio. Ti posso assicurare che è incredibile come già con questo gesto semplice, si possa fare colazione con l’inconscio e cominciare a comprenderne un po’ di più i messaggi. Anche se non ricordo e credo di non aver sognato, scrivo la data e indico che quella notte non mi ricordo nulla.

Prima di addormentarmi stabilisco l’intenzione di sognare, come se dessi un’istruzione precisa sul da farsi. Provare per credere!Un altro alleato prezioso per i sognatori è IL COMPAGNO DI SOGNO, qualcuno con cui condividere il sognato e commentarlo. Come un diario vivente della nostra attività onirica. Io ho scelto il mio amico Marco e addirittura, a volte, ci è capitato di sognare esattamente lo stesso sogno, la stessa notte, a proposito di inconscio collettivo. Stai già pensando a chi potrebbe essere il tuo?

Infine: il sogno può simboleggiare alienazione o può rappresentare uno strumento prezioso, se utilizzato in modo consapevole, per ritrovare senso nel qui e ora ed anche per divertirsi a uscire dagli schemi rigidi che ci impediscono di accedere a tutte quelle informazioni che l’inconscio, creativamente, riorganizza in sogno.

Allora: Sogni d’oro!